Domandare è un esercizio

Ddomandare è un esercizio

Le domande dei bambini

Quando i bambini domandano, non cercano soltanto risposte: costruiscono sé stessi. Domandare è un esercizio di consapevolezza, un modo per precisare l’immagine del mondo e per imparare a regolare il proprio pensiero. Non è un caso che, come mostra M. K. Ness, i bambini piccoli pongano centinaia di domande al giorno:

Dal punto di vista psicologico, la formulazione di domande attiva le funzioni esecutive: pianificazione, controllo inibitorio, flessibilità cognitiva, gestione dell’attenzione (Norman & Shallice, 1986). È un processo che favorisce autoregolazione e coscienza di sé. Facendo domande, i bambini precisano gradualmente la propria immagine del mondo ed esercitano il controllo sulle proprie conoscenze e sulle proprie azioni, cercando di colmare le lacune informative attraverso un processo deliberato e consapevole. I bambini osservano il mondo con uno sguardo diverso, capace di abitare domande «incostruibili, assolute» (E. Bloch, Il principio speranza, 1994, pp. 341-342). Il loro stupore, che trova espressione nel domandare, è un invito agli adulti ad avere fiducia nella creatività infantile e a credere «alla necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione» (G. Rodari, Grammatica della fantasia, 2010, p. 7). Favorire nei bambini l’attitudine al domandare costituisce dunque un’azione dalla proficua valenza pedagogica. Eppure, nelle scuole, la curiosità dei bambini tende ad affievolirsi: «La maggior parte delle domande sono poste dall’insegnante piuttosto che dagli studenti» (Ness, 2015, p. 18).

Dalla domanda alla comunità di ricerca filosofica

La Philosophy for Children, rimettendo al centro le domande dei bambini, permette di considerarli «da una prospettiva interna» (N. Zippel, I bambini e la filosofia, 2017, p. 38). Tuttavia, la portata di una pratica capace di restituire centralità alle domande degli allievi va ben oltre la dimensione psicopedagogica. M. Lipman sosteneva che fare domande significa «istituzionalizzare e legittimare il dubbio», aprendo spazio a nuove opzioni e alternative (2003, p. 114). La domanda infantile diventa così un esercizio di meraviglia e di pensiero critico, un modo per costruire nuove strade verso il futuro.

Domandare è anche un invito a errare, nel senso più fecondo del termine: vagare, perdere la via, esplorare sentieri di senso ancora inesplorati. Paulo Freire, in La pedagogia degli oppressi, critica l’educazione “depositaria”, che si limita a trasmettere contenuti. L’educazione autentica, invece, è problematizzante: «non può essere depositaria di contenuti, ma problematizzante per gli uomini nei loro rapporti col mondo» (2002, p. 67). Walter Kohan aggiunge: «è la domanda che apre il cammino e le successive risposte lo costruiscono» (Fare filosofia con i bambini, 2013, p. 109). Domanda e risposta non si collocano in una relazione gerarchica, ma stabiliscono tra loro una dialettica trasformativa: «In una discussione filosofica sono interessanti le domande e anche le risposte […], sono queste ultime che daranno origine a nuove domande. Le risposte riflettono le diverse visioni del mondo, la diversità che genera la necessità di discutere, di opporre e proporre idee alternative, idee e alternative» (Ibidem).

La domanda non è mai un gesto isolato. È apertura verso il mondo e verso l’altro: uno spazio comune (communis), un dono (cum+munus) che genera reciprocità e dialogo. Come ricorda Lipman, il dialogo «instaura un certo squilibrio affinché si verifichi un movimento in avanti […]: ogni argomento genera un controargomento» (Educare al pensiero, 2003, p. 102). La domanda diventa motore di ricerca condivisa, capace di trasformare non solo le risposte, ma tutte le domande stesse.

Le domande dei bambini e la filosofia si incontrano in un esercizio che è meraviglia, erranza, consapevolezza. È il motore che spinge la filosofia a farsi pratica viva, esperienza condivisa. Con i bambini, questo esercizio diventa ancora più radicale: ci ricorda che la filosofia non è solo teoria, ma un modo di abitare il mondo insieme, con stupore e coraggio.